In realtà non c’è niente di nuovo. L’idea del metaverso, di uno spazio virtuale in cui incontrarsi, comunicare, lavorare, fare acquisti, divertirsi o rapportarsi con la pubblica amministrazione è già ben presente nell’immaginario collettivo. Chi ha visto Ready Player One ha un’idea molto plastica e precisa del concetto e della direzione verso la quale stiamo andando.
Ma niente di nuovo non significa niente di interessante, anzi. La verità è che, grazie alla tecnologia di cui disponiamo oggi, possiamo finalmente iniziare a progettare e concretizzare una precisa idea di futuro.
Già Joshua Meyrowitz, nel suo “Oltre il Senso del Luogo. Come i media elettronici influenzano il comportamento sociale”, alcuni decenni fa (il libro è stato pubblicato in Italia nel 1993) parlava dell’impatto dei media elettronici sulla società e sulla percezione dello spazio da parte delle persone, visto che tali media riducono la necessità di essere fisicamente presenti all’interno di un luogo per farne esperienza.
Ma ora siamo a un punto di svolta, all’inizio di un vero e proprio cambiamento di paradigma. I prossimi anni saranno interessanti e eccitanti. Realtà aumentata e realtà virtuale avranno un ruolo centrale in questo processo di rimodellamento generale di molte dinamiche e interazioni sociali. Parliamo di tecnologie che ancora non hanno mostrato il loro vero potenziale, ma l’impatto che avranno sulla vita e sulle relazioni sociali sarà deflagrante. Personalmente ritengo che dal punto di vista delle persone saranno queste le tecnologie più disruptive, perché saranno sempre più pop e pervasive. Lo stesso il mondo del gaming ci fornisce chiare indicazioni della direzione che stiamo prendendo.
Parliamoci chiaro, l’impatto di una roba del genere sarà prepotente, trasversale e iperpervasivo: non parliamo solo di come fare un meeting di lavoro, di incontrarsi con gli amici o di fare una partita al videogioco preferito. Mi riferisco, tanto per citare una minima parte delle applicazioni possibili, alle visite ai musei, alla fruizione di film o documentari “da dentro” (pensate all’esperienza del cosmo o della savana cosa potrebbe diventare…), alla visita di luoghi lontani, alla scelta di una destinazione per i viaggi facendoci “un giro” prima, o alla stessa ridefinizione del paradigma dell’istruzione o dei rapporti con le banche o la pubblica amministrazione.
Il concetto di base in realtà è semplice: puntiare alla riproduzione dell’esperienza reale, ma senza i vincoli che ci impone la fisica. Se non è disruptive questo…
Anche l’impatto sul mondo del marketing sarà dirompente. I processi informativi, decisionali e di acquisto delle persone saranno progressivamente ridefiniti, e questo comporterà necessariamente un rimodellamento delle strategie e delle attività organizzative, di marketing e commerciali in modo profondo, con una prima fase in cui le tecniche saranno centrali, almeno finché il mercato non padroneggerà il nuovo paradigma, per poter agire e prendere decisioni in modo maggiormente autonomo.
In pratica si ripeterà quello che succede ogniqualvolta una nuova tecnologia si impone. Ma qui la cosa sarà ancora più di rottura rispetto a quanto avvenuto in passato con Google o con il web 2.0. Sarà una grande, complessa (perché inesplorata) e stimolante sfida per le imprese e anche per le stesse istituzioni, che dovranno imparare a essere sempre più aperte e fluide nei confronti dell’innovazione e del cambiamento, pena il rischio di trovarsi “indietro” in poco tempo e addirittura sparire dal mercato.
Meta, di cui stiamo leggendo in questi giorni è solo l’inizio, è solo la prima pietra.
Il discorso è più generale. Abbiamo tutto: tecnica, tecnologia, infrastrutture. Ora potremo iniziare a “giocare con le costruzioni” e chi oltre ai mezzi e alla competenza avrà intuito, creatività e capacità potrà concorrere a una costante ridefinizione del futuro. Stimolante, assolutamente stimolante. La capacità di manipolare i “mattoncini” diventerà un fattore critico di successo.
Ma non è tutto oro quello che luccica. Ci saranno implicazioni critiche e negative: problemi di tipo psicologico, penso ad esempio ai più giovani, che saranno esposti a rischi non indifferenti a causa di questa ondata che sta arrivando, soprattutto all’inizio a causa dell’incompetenza che naturalmente sarà un fattore inevitabile, soprattutto nelle prime fasi. Chi si occupa di sociologia o psicologia sociale avrà un ruolo centrale in tutto questo, nella valutazione degli scenari possibili e nella predisposizione delle opportune contromisure. Da un punto di vista sociologico basti pensare al rischio e alle conseguenze di confondere il metaverso con la realtà vera.
Insomma nei prossimi anni arriverà un nuovo tsunami tecnologico e dovremo farci trovare pronti a ogni livello, dalla comunicazione al marketing, dai processi sociali all’educazione. Ma varrà senz’altro la pena esserci.

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